Carlo Gori, perché il processo conta

Carlo Gori, perché il processo conta

A Pinacci Nostri mi presentano spesso in occasioni ufficiali come "l'esperto del processo", evidentemente per ottenere l'attenzione dei propri interlocutori e lambire un po' del loro piano personale, perché sanno che ognuno di loro ha almeno un processo in corso!

Occhi preoccupati provano così a comprendere se mi metterò dalla parte della difesa o da quella dell'accusa, se verrò loro in aiuto o deciderò di condannarli...

Ma come Josef K. nel romanzo di Kafka, anch'io, come loro, sono stato semplicemente messo in mezzo. "Il tribunale non ti chiede nulla. Ti accoglie quando vieni, ti lascia andare quando vai". Che bello! Ma non dimentichiamoci l'esito del romanzo...!

Tento così di affrontare la macchina processuale con quel tanto di logica, di pragmatismo e di empatia che ho acquisito dalle mie esperienze pregresse; ma tempi e modi di svolgimento del processo, insieme ad altri aspetti del suo funzionamento, rimarranno per me sempre oscuri.

Marciapiedi d'emozioni, muri generosi ed infidi, profumi di tradizioni, dedali di relazioni, incroci di sensi, risse, tumulti, sfregi, nubifragi e grandinate, poteri, ambizioni, motivazioni, apatie e solitudini... poi ancora gesti solidali, semafori di ripensamenti, sorrisi di vecchi e di bambini... che palle, ma anche che sfida, il muoversi sempre nell'incertezza dei propri esiti!

Per comprendere, alla fine, che non potrò mai essere giudicato innocente. Anzi, di più, che verremo tutti considerati colpevoli! Sì, anche voi, cari compagni di strada!

Forse solo l'attenuante della buona fede ci potrà dare ristoro!

Il processo merita allora un assoluto rispetto, come tutto ciò che incontra.

Per procrastinare la condanna cercheremo di fermare il tempo, sperando di averne sempre un po' di più; opponendo al nostro destino le poche risorse valide che non dovremmo lasciare mai: l'umiltà, l'ascolto, la cautela.

E Pinacci Nostri sarà sempre più quel progetto che in strada vorrà starci, non tanto per realizzare in fretta e furia un murale che possa aggiungere una tacca al nostro prestigio, ma per dare propulsione ad un luogo d'incontro in cui le persone del quartiere vorranno condividere le proprie esperienze, memorie, speranze. Con uno sguardo diretto al sogno, costruendo insieme una comunità che sia vitale e a passo d'uomo, a protezione di donna, per il rispetto di tutti, con i colori della natura e il gioco dei bambini.

Poi se anche di processo creativo stavamo parlando, ebbene, che davvero un po' lo sia!


(Carlo Gori)


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